Chi non si è mai svegliato di notte turbato da un sogno spaventoso? I brutti sogni sono molto comuni e di solito non hanno alcun significato clinico. Tuttavia, la ricerca scientifica degli ultimi decenni ha individuato un tipo particolare di disturbo del sonno (quello in cui si agisce fisicamente mentre si sogna, muovendosi, urlando o cadendo dal letto) che può essere un segnale precoce di alcune malattie neurologiche, come il morbo di Parkinson. Ne parla il sito d’informazione medico-sanitaria dottoremaeveroche.it.

Questo è un articolo tratto da dottoremaeveroche.it. Il sito offre alla popolazione un’informazione accessibile, scientificamente solida e trasparente, e ai Medici strumenti comunicativi nuovi. Dottoremaeveroche.it collabora regolarmente con l’Istituto di Medicina Generale e Public Health di Bolzano per pubblicare e divulgare informazioni sanitarie.
Si tratta di un’area di ricerca in rapida evoluzione, che sta cambiando il modo in cui i medici guardano ai disturbi del sonno come possibili campanelli d’allarme di patologie più gravi. In occasione della Giornata Mondiale del Parkinson dell’11 aprile vediamo insieme di fare un po’ di chiarezza.
Dottore, cos’è il disturbo comportamentale del sonno REM?
Il sonno è composto da più fasi che si alternano durante la notte. Una di queste, chiamata fase REM (dall’inglese Rapid Eye Movement, ovvero “movimento rapido degli occhi”), è quella in cui si sogna di più. In condizioni normali, durante la fase REM i muscoli del corpo sono temporaneamente “bloccati”: il cervello sogna, ma il corpo non si muove.
Nel disturbo comportamentale del sonno REM, indicato con la sigla inglese RBD (Rapid eye Movement sleep Behavior Disorder), questo meccanismo di blocco non funziona correttamente. Chi ne soffre si muove davvero mentre sogna: può urlare, scalciare, gesticolare con forza, o addirittura cadere dal letto, spesso in risposta a sogni vividi in cui si combatte o si fugge da qualcosa. Spesso è il partner di letto a notarlo per primo.
Questo disturbo è stato descritto per la prima volta nel 1986 dal neurologo americano Carlos Schenck, che aveva osservato un gruppo di pazienti anziani con questi comportamenti notturni [1]. Oggi sappiamo che l’RBD, soprattutto quando non ha una causa apparente come l’effetto collaterale di un farmaco, può essere un segnale molto precoce di malattie neurodegenerative, cioè malattie che danneggiano progressivamente il sistema nervoso.
Dottore, c’è davvero un legame tra questo disturbo del sonno e il morbo di Parkinson?
Sì, oggi questo legame è ben documentato dalla letteratura scientifica. In uno dei primi studi a lungo termine sull’argomento, un gruppo di ricercatori dell’Università di Barcellona ha seguito nel tempo pazienti con RBD, osservando che molti di loro sviluppavano nel corso degli anni il morbo di Parkinson oppure la demenza a corpi di Lewy, una malattia neurologica che colpisce sia i movimenti che la memoria [2].
Questa scoperta è stata poi confermata da uno studio multicentrico internazionale che ha raccolto i dati di 24 centri specializzati in tutto il mondo: su una casistica molto ampia, i ricercatori hanno confermato l’alto rischio di conversione verso malattia neurodegenerativa e hanno identificato alcuni segnali che, se presenti insieme all’RBD, aumentano ulteriormente questo rischio, tra cui la perdita dell’olfatto, lievi difficoltà di memoria e alcuni segni motori ancora subclinici [3].
Una revisione sistematica con metanalisi ha poi stimato che circa un terzo di chi soffre di questo disturbo sviluppa una sinucleinopatia (termine con cui i medici indicano un gruppo di malattie che comprende il Parkinson, la demenza a corpi di Lewy e altre patologie simili) entro cinque anni dalla diagnosi, e che questa percentuale potrebbe superare il 90% nel corso di 14 anni [4].
Dottore, allora anche i brutti sogni normali possono essere un segnale di rischio?
Su questo punto la ricerca è ancora nelle fasi iniziali e le prove disponibili sono meno solide rispetto a quelle sull’RBD. Uno studio pubblicato nel 2022 ha analizzato i dati di tre grandi coorti di popolazione britannica. I risultati mostrano un’associazione statisticamente significativa tra la presenza di incubi frequenti e un rischio aumentato di sviluppare il morbo di Parkinson nei cinque anni successivi [5].
Tuttavia, è fondamentale non allarmarsi: avere brutti sogni di tanto in tanto è normalissimo e non rappresenta in alcun modo un segnale di malattia. L’associazione trovata dallo studio riguarda persone che soffrono di incubi ricorrenti, frequenti e persistenti nel tempo. Inoltre, un’associazione statistica non significa causalità: sono necessari ulteriori studi per capire se gli incubi possano davvero essere usati come marcatore precoce di rischio nella pratica clinica.
Dottore, cosa devo fare se mi riconosco in questi sintomi?
Se lei (o chi le sta vicino) nota che di notte si agita molto, urla o compie movimenti bruschi durante i sogni, è importante parlarne con il proprio medico di medicina generale. Non c’è motivo di allarmarsi, ma vale la pena approfondire. Il medico potrà valutare se inviare il paziente a uno specialista del sonno per eseguire un esame chiamato polisonnografia: si tratta di un esame strumentale che registra l’attività del cervello, dei muscoli e della respirazione durante il sonno, e che permette di fare una diagnosi precisa di RBD.
Le linee guida dell’American Academy of Sleep Medicine, aggiornate nel 2023, indicano la polisonnografia con videoregistrazione come l’esame di riferimento per la diagnosi, e raccomandano interventi per ridurre il rischio di farsi del male durante la notte, come proteggere il bordo del letto [6].
Se invece il problema riguarda incubi frequenti senza agitazione fisica, può essere utile tenere un breve “diario dei sogni”, annotando i dettagli al risveglio, così da aiutare il medico a valutare la frequenza e le caratteristiche del disturbo. Va ricordato, infine, che anche certi farmaci possono causare sogni vividi e incubi frequenti: è sempre una cosa da riferire al proprio medico di medicina generale.
Bibliografia
- 1 . Schenck CH, Bundlie SR, Ettinger MG, Mahowald MW. “Chronic behavioral disorders of human REM sleep: a new category of parasomnia”. Sleep 1986;9(2):293-308
- 2 . Iranzo A, Molinuevo JL, Santamaría J, et al. “Rapid-eye-movement sleep behaviour disorder as an early marker for a neurodegenerative disorder: a descriptive study”. Lancet Neurol 2006;5(7):572-577
- 3 . Postuma RB, Iranzo A, Hu M, et al. “Risk and predictors of dementia and parkinsonism in idiopathic REM sleep behaviour disorder: a multicentre study”. Brain 2019;142(3):744-759
- 4 . Galbiati A, Verga L, Giora E, et al. “The risk of neurodegeneration in REM sleep behavior disorder: A systematic review and meta-analysis of longitudinal studies”. Sleep Med Rev 2019;43:37-46
- 5 . Otaiku AI. “Distressing dreams and risk of Parkinson’s disease: A population-based cohort study”. EClinicalMedicine 2022; 48: 101474
- 6 . Morgenthaler TI, Auerbach S, Casey KR, et al. “Management of REM sleep behavior disorder: an American Academy of Sleep Medicine systematic review, meta-analysis, and GRADE assessment”. J Clin Sleep Med 2023;19(4):769-810
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